Karu Tuleb – Approfondimento didattico

Approfondimento didattico a cura di Alessandro Fainello

L’orso è tornato
Un corto divertente, ironico, che prende liberamente ispirazione da un episodio realmente accaduto nell’isola estone di Ruhnu. La presenza di un orso spaventa gli abitanti dell’isola, che cercano allora di catturarlo. A tal fine si rivolgono ad un cacciatore di professione che proviene dalla Finlandia. Guidati dal suo segugio si mettono alla ricerca, ma nemmeno seguendo le orme dell’orso riescono a scovarlo. Saranno tre bambini coraggiosi di nascosto ad aiutare l’orso a liberarsi.

L’animazione a pupazzi
È la ricreazione meticolosa di un universo a tre dimensioni ottenuto mediante l’uso dei più svariati materiali. A livello induttivo è più facile comprendere la realizzazione di un cortometraggio di animazione realizzato in questo modo piuttosto che attraverso i metodi tradizionali o computerizzati.
È la ricostruzione di uno scenario e di personaggi che vengono filmati fotogramma per fotogramma attraverso una tecnica di ripresa che si chiama stop-motion. Consiste nel fotografare frame by frame, la nostra inquadratura modificando la posa chiave e spostando solo gli elementi per i quali si desidera creare l’illusione del movimento.
Ogni secondo di animazione che noi vediamo, corrisponde in realtà a 25 singoli fotogrammi, 25 scene che sono state fotograte. Un cortometraggio come Jaunā Suga, della durata di dieci minuti, è formato da circa 15.000 fotogrammi.
riprese-film-abimg_4390Sarà poi il rapido susseguirsi delle immagini e il fenomeno di persistenza della visione a regalarci l’illusione del movimento e dell’animazione.
La tecnica di ripresa stop-motion è in questo caso utilizzata per creare l’animazione di pupazzi in scenari ricostruiti. Può essere utilizzata anche per altri tipi di animazione, nel caso in cui si voglia fare in modo che un oggetto fisico (ad esempio una marionetta, un’immagine disegnata con i colori o con la sabbia) sembri in movimento.

Film Studio Animācijas Brigāde
ab“Il vasto territorio del cinema d’animazione presenta ancora oggi regioni totalmente inesplorate. In primo luogo, l’assoluta egemonia conquistata in questo campo dalle pochissime cinematografie nazionali (come la statunitense o più di recente la nipponica) sorrette da un apparato industriale capace di garantire alle opere dei propri animatori una continuità produttiva e una vasta distribuzione, ha posto in ombra il lavoro dei loro colleghi operanti all’interno di paesi “minori”, autori talora di prodotti popolarissimi in patria ma incapaci di varcare i confini nazionali se non per ricevere qualche prestigiosa onorificenza a qualche festival internazionale prima di cadere rapidamente nell’oblio.
In secondo luogo, l’indiscussa supremazia detenuta dalle origini a oggi dalla tecnica del disegno animato -tanto da indurre perfino uno tra i più diffusi e accreditati vocabolari della lingua italiana a identificare il cartoon con il film d’animazione tout court– ha relegato inevitabilmente in secondo piano altre forme di cinema d’animazione utilizzate meno di frequente ma non per questo meno affascinanti.
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È il caso, per esempio, dell’animazione di pupazzi, ri-creazione meticolosa e ossessiva nella cura del dettaglio di un universo a tre dimensioni ottenuta mediante l’assemblaggio dei materiali più svariati (cartapesta, tessuti, legno, metallo, plastilina o altre paste modellabili e perfino insetti imbalsamati), che sembra incarnare assai più di ogni altra tecnica il gesto di Prometeo di infondere la vita nella materia inerte da cui trae origine – anche etimologicamente – il cinema d’animazione.”
(Alberto Boschi, professore associato di Storia del Cinema presso l’Università di Ferrara)